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#ELRPUB: Intervista con Francesco Leonetti

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La serie #ELRPUB si conclude con una simpatica intervista con Francesco Leonetti, esperto di editoria digitale scolastica. Gli argomenti trattati in questa serie, vertono in  questa intervista per l’appunto sulle esigenze e sulle dinamiche del mondo della scuola. Come cambia il modo di insegnare con gli ebook? Come cambia il modo di imparare con gli effetti audio-visivi e le funzioni interattive? Quali sono gli ostacoli per lo sviluppo delle’editoria digitale nella scuola? Sono questi alcuni punti dell’intervista alle quali Leonetti è riuscito a rispondere in modo puntuale e dettagliato avvalendosi di una lunga esperienza professionale in questo ambito (senza dover scopiazzare dai suoi colleghi).

 

ELR: Francesco Leonetti, da circa 25 anni lavori nell’ambito dell’e-learning. Come è nato l’interesse per l’utilizzo delle tecnologie multimediali e interattive nella didattica?

Francesco Leonetti: Del tutto fortuitamente, prima ancora di laurearmi in Scienze dell’Informazione all’Università di Bari, un Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri Programmatori privato, gestito dalle Suore del Sacro Cuore, mi chiese se fossi interessato a collaborare come assistente tecnico di laboratorio informatico e a tenere anche alcune docenze di informatica. Accettai, più che altro perché mi servivano soldi per completare gli studi. Non mi dissero, però, che le classi erano formate da studenti non udenti. Era infatti una scuola specializzata per sordi.

All’inizio rimasi del tutto disorientato e spiazzato. Spiegai che non avevo assolutamente idea di come si potesse comunicare o addirittura insegnare a persone con questo tipo di disabilità. Mi rassicurarono dicendo: “troverai il tuo modo”.

Fu un’esperienza assolutamente illuminante. Innanzitutto imparai dai ragazzi la Lingua dei Segni, che furono ovviamente felicissimi di insegnarmela in cambio delle mie lezioni sugli algoritmi di ordinamento o su come si accendeva il computer, e realizzai che la nozione di “disabilità” è del tutto relativa. Le difficoltà di apprendimento osservate sui non udenti non erano dovute a loro presunti intrinseci limiti cognitivi, ma al metodo inadeguato di insegnamento e nella progettazione dei contenuti di studio, tipicamente i libri di testo cartacei.

Le tecnologie multimediali ed interattive potevano essere utili a riguardo. Mi misi a studiare pedagogia, teorie dell’apprendimento, tecniche di metacognizione con mappe concettuali, eccetera e dedicai a questo tema la tesi di laurea: “Ipertesti, Multimedia e Interattività per la didattica agli audiolesi”. Sviluppai anche un prototipo, parliamo del 1991, scritto con Hypercard su Macintosh SE, che mostrava contenuti testuali accompagnati da traduzione in lingua dei segni (ripresi con una telecamera i ragazzi che si prestarono ad aiutarmi), e da mappe concettuale interattive e così via.

Il Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione dell’Università di Firenze si interessò al mio lavoro e mi chiamò a collaborare, come anche il Laboratorio di Pedagogia Sperimentale dell’Università di Bari. Da allora sono rimasto nell’ambito dell’elearning e della didattica digitale. Ho trovato il mio modo.

ELR: Insieme ad altri esperti che formano il gruppo Espertoweb hai creato il progetto Epubeditor. Quali servizi offrite?

Francesco Leonetti: ePubEditor, a dispetto del nome, è più di un editor di ebook in formato EPUB.

È nato per offrire uno strumento agli autori di ebook che non manipolasse psicologicamente l’autore stesso, facendogli pensare all’ebook solo in termini cartacei nonostante lo stesse scrivendo in digitale.

Se ci fate caso, infatti, aprendo Word, oppure Google Documenti o LibreOffice, InDesign, un qualunque strumento di videoscrittura, questi esordisce presentandovi un foglio A4. Vi sta dicendo: “pensa a qualcosa che funzioni per la carta”.

Un ebook, invece, deve funzionare sullo schermo di un dispositivo digitale, persino connesso ad internet. Non va bene presentare all’autore di un ebook un foglio A4, quanto un qualcosa che somigli più ad un contenuto per il web, non per la stampa.

Dunque, con ePubEditor è possibile, in modo molto semplice ed intuitivo, creare contenuti espositivi che combinano testi, immagini, video, suoni, con contenuti interattivi, tipicamente quiz di varie tipologie, rendendolo particolarmente vocato all’ambito scolastico e formativo. Si possono realizzare pagina con media overlay, in cui cioè come in un karaoke, il testo viene evidenziato in sincrono con l’esecuzione di un brano audio, si possono marcare semanticamente le parti di testo in modo da attivare un “motore di ricerca semantico” sui contenuti dell’ebook, in grado cioè di eseguire interrogazioni del tipo: “fammi vedere tutti i personaggi storici citati in questo ebook che sono vissuti in tale periodo, oppure nel contesto di un tale evento, oppure in un particolare luogo geografico”.

Il lavoro finito può essere distribuito in forma di EPUB, oppure in SCORM, nel caso lo si voglia importare in una piattaforma di elearning, come Moodle per esempio, e tracciarne la fruizione da parte degli utenti.

ELR: A quali progetti state lavorando attualmente o quali vorrete realizzare in futuro?

Francesco Leonetti: Vorrei costruire attorno ad ePubEditor un ambiente più esteso e ricco, di cui ePubEditor sarà uno dei componenti. Uno spazio di apprendimento e insegnamento che consenta a docenti e studenti di realizzare esperienze digitali efficaci e significative.

Il progetto è in corso, e credo che potrà vedere la luce entro la fine del 2018.

ELR: Da una breve ricerca sul web sui libri elettronici risulta che la storia dell’editoria digitale inizi attorno all’anno 1993 quando due italiani, Franco Crugnola e sua moglie Isabella Rigamonti, hanno creato il primo libro elettronico e quando il poeta Zahur Klemath Zapata pubblica “L’Assassinio come una delle belle arti” di Thomas de Quincey in formato DBF (digital book format). Secondo te quando ha avuto inizio la storia dei libri digitali e quali sono alcuni dei momenti salienti della storia dell’editoria digitale?

Francesco Leonetti: Nel 2001 andai alla Buchmesse di Francoforte, l’equivalente della Fiera del Libro di Torino, ma molto, direi molto più in grande. Il tormentone di quell’anno era, appunto, l’ebook ed ero curioso di rendermi conto di come si presentassero. I dispositivi, però, erano ingombranti e pesanti, l’editoria cartacea poteva ancora stare tranquilla.

Il punto di svolta è stata l’uscita dell’Amazon Kindle, nel 2009 e poi dell’Apple iPad nel 2010.

Il Kindle ha dimostrato che un libro di carta, così com’è, si può leggere anche in digitale. L’iPad ha dimostrato che un libro di carta si può leggere anche in digitale, così com’è, oppure meglio, arricchito e ampliato, grazie alla multimedialità, interattività e alla connettività.

Eppure, ancora oggi, sono pochi i libri che sfruttano davvero lo status digitale. Sono ancora per la maggior parte pensati e progettati in primis per la carta e poi da questi fatta una “riduzione” e un adattamento in digitale. Peccato.

Lasciami essere drastico: oggi non conosciamo ancora davvero i libri digitali, ma solo libri di carta, portati in digitale. In futuro, vedremo. Ma è necessario un cambio radicale nella testa degli autori, soprattutto, e degli editori.

ELR: Nel 1997 il Project Gutenberg, iniziato nel 1971, raggiunge il numero 1000 di libri pubblicati con l’ebook #1000 “La divina commedia” di Dante Alighieri. Come si è sviluppato il mercato e la modalità di vendita e di diffusione dei libri elettronici in questi 20 anni?

Francesco Leonetti: Mi dispiace, non ho dati attendibili a riguardo. Magari facendo una rapida ricerca su Google qualcosa è possibile ricavarla. Ma comunque, non avendo a disposizione i dati di Amazon, che loro custodiscono gelosamente e non rendono pubblici, ogni statistica è oggettivamente monca del dato più importante e incisivo.

ELR: Come si è sviluppato il mercato dei libri elettronici nell’editoria scolastica?

Francesco Leonetti: Pigramente e forzatamente. Nessun editore scolastico avrebbe davvero preso in considerazione l’idea di migrare completamente la propria produzione editoriale in digitale se non fosse stata costretta da precise leggi. Nel 2008 fu il Ministro dell’Economia Tremonti a persuadere il Ministro dell’Istruzione Gelmini a prevedere un obbligo esplicito per gli editori nel fornire alle famiglie l’opzione ebook, meramente per questioni di risparmio, non certo perché si aveva in mente un’idea di ebook distinto nella progettazione e funzione dal libro cartaceo. Prima di allora il digitale era considerato un gadget, spesso rappresentato da un CD incollato sulla quarta di copertina del libro cartaceo e quasi sistematicamente ignorato da docenti e studenti, anche perché se si provava ad usarlo venivano fuori vari problemi di funzionamento, di compatibilità con sistemi operativi diversi, e così via, tanto da scoraggiarne l’uso se non da parte di tenaci e motivati utenti.

È stato però il decreto ministeriale n. 781 del 27 settembre 2013, a firma dell’allora Ministro dell’Istruzione Carrozza, a definire meglio la nozione di libro digitale a cui gli editori avrebbero dovuto poi attenersi. In realtà furono annunciate anche delle Linee Guida per la produzione di Libri Digitali, a tutt’oggi ancora non pervenute. Dunque, mediamente, gli editori fanno un po’ quello che gli pare, ciascuno con la propria piattaforma editoriale a cui far accedere studenti e docenti, con le proprie funzioni e contenuti, spesso incompatibili con reciproche piattaforme e contenuti editoriali, traducendo il tutto in un’esperienza frustrante per gli utenti finali.

Nel novembre 2013 fui invitato dal Ministro Carrozza a tenere un intervento, insieme a numerosi altri relatori rappresentanti dei vari mondi, universitario, editoriale, scolastico, nell’ambito di un convegno presso la Scuola Normale Superiore di Pisa con il quale cercai di contribuire alla definizione dei criteri per la stesura delle Linee Guida, proponendo l’adozione di standard internazionali per la metadatazione, rappresentazione e interoperabilità dei contenuti editoriali sulle diverse piattaforme, scongiurando l’idea di una “piattaforma unica”. Al momento, come dicevo, nulla di fatto. Ogni Governo e Ministro succeduto ha ribadito a parole l’importanza strategica del digitale senza in realtà fornire strumenti efficaci per il loro uso condiviso e significativo.

ELR: Come viene accolta la nuova tecnologia dagli insegnanti e dagli studenti? Come viene vissuto il passaggio dalla stampa al digitale nell’editoria scolastica?

Generalmente gli insegnanti non accolgono favorevolmente le nuove tecnologie. Beninteso, nell’uso didattico. Altrove gli insegnanti, come chiunque, usa abbondantemente tecnologie digitali, ma non in classe. Se lo fa, lo fa anche qui un po’ forzatamente e senza molto convinzione, a parte ovviamente la minoranza di docenti particolarmente illuminati, ma decisamente minoranza rispetto ai quasi 800 mila insegnanti di ruolo. Il motivo è presto spiegato: il modo di fare lezione non richiede l’uso di tecnologie. È perfettamente inutile, infatti, usare tablet, smartphone, LIM, eccetera se la lezione e le attività didattiche che si vogliono far svolgere agli studenti sono basate di fatto sulle procedure abilitate dagli strumenti tradizionali quali lavagna di ardesia, quaderni, penne, libri di carta.

Non ha senso dire, ad esempio: “aprite il tablet a pagina 23”, come purtroppo molti ebook di fatto costringono a fare per come sono costruiti, replicando cioè pari-pari il libro di carta sullo schermo. Anzi, il libro digitale non dovrebbe neanche essere considerato un “concorrente” del libro cartaceo, ma piuttosto un alleato con cui integrare il contenuto e l’attività didattica abilitando cose che la carta non consente.

Sul banco di uno studente, insomma, ci deve essere libro di carta, semplificato e limitato a rappresentare le cose che solo la carta sa fare bene, e un dispositivo digitale, con contenuti e funzioni che solo il digitale consente di esprimere.

Invece, oggi, si assiste ancora alla patetica diatriba: digitale sì, digitale no, la carta fa bene, lo schermo fa male, e così via.

Non si è capito che usare il digitale implica cambiare modo di fare scuola. Cambiare modo di fare scuola è cosa molto più complessa e articolata rispetto al montare una LIM. Da qui, credo, deriva il fallimento di fatto di tutte le iniziative che hanno tentato di introdurre il digitale a scuola, dal Piano di Introduzione delle Tecnologie Didattiche della metà degli anni ‘90 fino al Piano Nazionale Scuola Digitale del 2015.

ELR: Come cambia il modo di imparare con un testo arricchito da effetti audio-visuali?

Non si tratta solo di effetti audio-visuali. Il digitale abilita esperienze d’uso del tutto inedite. Ad esempio, permette di geolocalizzare luoghi ed eventi citati, permette di agire sui contenuti in modo interattivo, studiando ad esempio fenomeni fisici, eventi storici (come ha fatto Annibale a sconfiggere i Romani? E se i soldati fossero stati disposti diversamente come sarebbe andata la battaglia?), permette di rappresentare formalmente tramite tag semantici il significato dei contenuti e farci con essi elaborazioni e manipolazioni interattive e così via.

Lo stato digitale del contenuto, quando progettato espressamente per il digitale, consente di realizzare esperienze didattiche che oltre alla rappresentazione della conoscenza (cosa alla quale in genere si ferma il libro di carta) fornisce anche l’opportunità di costruire su di essa competenza. Lo studente, insomma, non ha solo un libro davanti a sé, ma un laboratorio con cui imparare e anche sperimentare e applicare quanto appreso.

ELR: In un video del 2017 hai fornito delle spiegazioni sulle caratteristiche di un ebook. Quali sono invece secondo te i criteri estetici fondamentali per l’impaginazione di un ebook?

Francesco Leonetti: Personalmente detesto gli ebook a layout fisso. Ma non solo per fisima estetica, ma anche e soprattutto funzionale. Mi rendo conto che un ebook a layout fisso, per l’autore, è più fico. Consente di definire aspetto grafico e visivo ottimale per dare all’utente un’esperienza anche gradevole e piacevole nello studio. Però pone un grave ostacolo all’accessibilità e alla fruibilità del contenuto da diversi schermi e dispositivi.

D’altra parte, la pagina di un ebook non è una vera pagina. Continuiamo ad usare la parola “pagina” ma è solo metafora di quella cartacea.

La pagina di un ebook può scorrere all’infinito, può mostrare contenuti a vari livelli, ad esempio tramite clic posso aprire box di approfondimento e poi farli sparire quando non mi servono più, eccetera. Sono funzionalità che un designer dovrebbe conoscere e sfruttare per progettare l’ebook e la sua esperienza d’uso. È del tutto privo di senso, insomma, applicare all’ebook gli stessi criteri e limiti di progettazione che si adottano sulla carta, perché la carta ha limiti e funzionalità diversi dai dispositivi digitali.

La sfida dell’ebook designer, dunque, deve essere conciliare efficacia estetica con quella funzionale. Non facile, certo, non invidio affatto il designer in questo compito, ma è quello che andrebbe fatto. Se non ci si dovesse riuscire, personalmente preferisco che si rinunci all’aspetto grafico preferendo di fornire almeno un’esperienza d’uso funzionale efficace e indipendente da dispositivi e sistemi operativi. Troppo facile fare ebook a layout fisso solo per iPad, per esempio, e sarebbero anche troppo simili ai libri di carta. Dunque, in quel caso, meglio la carta, no?

ELR: Quanto è importante conoscere le lingue di programmazione per creare degli e-book? Che consigli darebbe a coloro che vogliono iniziare a imparare a programmare?

Non è importante, però aiuta. Specie se si vuole andare oltre l’ebook realizzabile con gli strumenti autore generalisti, quali Adobe inDesign, per esempio, o i vari software di videoscrittura. Se si vogliono esplorare le potenzialità interattive, oltre a quelle multimediali, un poco di codice bisogna saperlo mettere insieme.

I linguaggi dell’EPUB sono, essenzialmente: HTML, CSS, Javascript, XML. Guarda caso sono gli stessi linguaggi con cui vengono sviluppati i siti web. Guarda caso, di nuovo, il consorzio EPUB si è unito al consorzio W3C (quello che definisce gli standard dei linguaggi del web) nel formare il Publishing@W3C con l’obiettivo di definire gli standard evolutivi di EPUB unificandosi, una volta per tutte, a quelli del web. Perché, tutto sommato, cosa è un ebook, un vero ebook, se non un oggetto del quale sono più evidenti le webitudini rispetto alle libritudini? (Ok, parole che non esistono, ho chiesto alla Crusca se me le accettano ma ancora non mi hanno risposto, comunque hai capito cosa intendo).

Dunque, per chi volesse acquisire le competenze di programmazione nei codici degli ebook posso suggerire lo stesso percorso di chi sviluppa siti web, partendo intanto dall’ aprire ebook semplici e vedere come sono fatti, quindi provare a modificarli, estenderli, arricchirli e poi approfondire man mano tecniche e sintassi, restando sempre con antenne ben sintonizzate e aperti ad ogni cambiamento. Chi fa questo mestiere è costretto a non smettere mai di imparare. Per questo, soprattutto, mi piace.

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