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Intervista con Daniela Calisi

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ELR: tra il 1997-1999 hai composto le poesie dinamiche e quindi sei tra i primi autori italiani. Come è nato il progetto e l’interesse per la letteratura elettronica? Da dove hai preso ispirazione?

Daniela Calisi: In realtà le mie prime prove sono del 93/94.  Cercavo una forma poetica che mi permettesse di esprimere una molteplicità di voci e punti di vista che sono per me cangianti e in continua evoluzione. Cercavo di capire quale forma potesse avere la letteratura nell’epoca dei nuovi media, nell’epoca della televisione e della musica elettronica, del DNA ricombinante, della fisica quantistica.

All’interno di questo contesto che forma avrebbe preso il testo?

ELR: Nella mostra del 2013 hai esposto la tua Poetry Machine. Puoi spiegare il rapporto tra arte e le tue poesie?

Daniela Calisi: La prima Poetry Machine è del 2006. Volevo costruire qualcosa di “caldo”, quotidiano, portatile, tangibile e reale. Un oggetto non elettronico e non digitale che però è la conseguenza di un ragionamento, un’esperienza e di un processo che in gran parte lo sono.

Le Poetry Machines sono oggetti ibridi che passano varie volte dallo status materiale a quello digitale venendo riprese reinterpretate e arricchite ad ogni passaggio. Io tengo traccia di questi passaggi e li esplicito, dando vita ogni volta ad una evoluzione diversa dello stesso testo. Dopo aver finito di scrivere un testo, lo lascio sedimentare, a volte anche anni.  Rileggendolo dopo sento sempre che vorrei precisarmi, dire meglio, approfondire o contraddirmi o anche solo giocare con quelle parole. Ho sviluppato un metodo per annotarmi queste correzioni con barre, parentesi e fratti. E’ una cosa che faccio a matita, su carta. Lo faccio varie volte, cercando dei punti di snodo tra le lettere da cui sviluppare le alternative. Ad un certo punto leggere quel testo comincia a diventare un procedimento un po’ complesso: ci vogliono le istruzioni.

Quando trascrivo il testo al computer lo faccio direttamente in html. Comincio a cercare di capire come far muovere le parti mutevoli, quale script usare, con quale interazione da parte del lettore. Faccio due o tre prove diverse, ciascuna mi prende qualche settimana, o qualche mese. Poi faccio una versione in Flash. Se si tratta di un testo ricombinante uso una struttura testuale a pettine, che ho progettato anni fa. Nell’ultima versione il codice pesca un file esterno in cui sono elencate le varie alternative per ciascun verso. Ogni verso è un oggetto che carica il suo contenuto dall’array esterno e gli applica un’animazione.
Se invece il testo è mutante animo tutto a mano, lettera per lettera.
Nel 2009 però ho scritto un pezzo di codice che “passa al setaccio” ogni lettera, parola e verso ed attribuisce ad ogni singolo elemento un nome univoco. In questo modo posso richiamare ogni singola lettera direttamente dal codice e attivare da lì i comportamenti.

Poi mi devo porre il problema della grafica, il font, le immagini. In genere lo faccio solo per la versione che poi pubblico su contentodesign.it. A volte faccio anche delle versioni in inglese o in francese. Quando comincio a pensare come realizzare la Poetry Machine, faccio prima dei disegni a mano. Poi vari prototipi in carta, utilizzando parti scorrevoli e finestrelle che si chiudono per riprodurre i movimenti del testo. A volte fotografo il meccanismo e ricostruisco l’interattività e i movimenti, aggiungendo ulteriori elementi al testo, in una versione digitale da pubblicare sul web.

Per la realizzazione della macchina vera e propria ho sempre bisogno di un supporto sia tecnico che creativo: la prima volta ho lavorato con Enrico Saletti per le parti in legno, i meccanismi e la finitura a cera, e con Raffaella Brusaglino per imparare come realizzare il fondo e la scrittura del testo. Negli ultimi anni sto collaborando con Cristiana Daneo, una marionettista che inventa e costruisce meccanismi per il teatro di figura.

Quando è arrivato il Fab Lab a Torino ho pensato che fosse l’occasione per Ri-realizzare una delle macchine poetiche. Ho fatto un font con la mia calligrafia e vettorializzato i contorni di una delle versioni cartacee, mantenendo fedelmente tutti i difetti tipici di una cosa fatta a mano.  Ho passato il file vettoriale alla macchina a intaglio laser intagliandone varie copie, su cartoncino e su legno. A questo punto con Cristiana abbiamo progettato e realizzato i meccanismi, montandoli direttamente sulla plancia di legno.
Poi ho colorato a mano il testo intagliato e il fondo.
Dal medesimo testo, anche nella versione inglese, abbiamo anche derivato quattro micro Poetry Machines funzionanti, in ottone e legno, indossabili come spille-gioiello.

Per me è l’insieme di tutte queste traduzioni dal reale a digitale e viceversa a costituire l’opera che è, quindi, anche procedurale e potenzialmente mai chiusa perché sempre passibile di una nuova traduzione.

Dall’altro lato ogni variante è, volendo, un oggetto d’arte a sé, godibile come tale ma che invita anche riflettere su quali siano le implicazioni del suo status, digitale o fisico: in quanto prodotto, opera da conservare o meno nel tempo e con che modalità, messaggio da diffondere ed esporre al pubblico e in base a quali presupposti.

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FOTO:http://www.undo.net/it/evento/122203

ELR: Sul tuo sito spieghi il tuo concetto di testo; potresti ribadire i concetti più importanti ?

Daniela Calisi:

“ il comportamento e il mutamento del testo nel tempo: un linguaggio che non é lineare, ma che esprime una complessità di voci.

La capacità del testo di mutare la propria forma: cambiamenti di visibilità, di posizione, di forma, dimensioni e colore.

la capacità del testo di mutare il proprio significato : la parola unita alle altre parole da rapporti di trasformazione, mutazione, permutazione, anagramma.

la capacità del testo di reagire alle azioni del suo lettore, ma anche, in senso più ampio, i modi in cui il testo configura e consente questo rapporto di azione e reazione; “

Questo scrivevo nel 2001 su contentodesign.it e mi sembra sia ancora vero.

I concetti necessari sono 2: il trigger e il tempo.

Il trigger è la realtà esterna che scatena comportamenti nel testo: è ciò che fa partire le lancette.

Il tempo è inteso come tempo esterno al testo: ciò che accade nel mondo del lettore; quello interno al testo: tutte le diverse linee temporali che il testo performa; e quello costruito dal testo, che è il tempo del significato sia per come è raccontato sia per come è compreso.

Senza questi due elementi il testo non si può esplicare (unfold).

I testi che io definisco mutanti hanno una forma proteica, sono come un gomitolo. Possono essere asimmetrici nello sviluppo ma non hanno una struttura casuale.

Sia che la mutazione avvenga a livello del verso o della parola per me si tratta sempre di varianti che “scorrono” all’interno di una struttura ideale.

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All’interno di ogni linea scorrono le varianti del verso, all’interno di ogni verso le varianti della parola, all’interno della parola i frammenti, fissi e mutevoli, che ne generano le varianti.

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ELR: Secondo te le opere di create e fruibili su dispositivi elettrici possono essere definite letteratura? Dove vedi differenze e analogie tra editoria digitale e cartacea?

Daniela Calisi: Alla prima domanda rispondo di sì, io personalmente considero queste riflessioni nell’ambito della letteratura.

Riguardo all’editoria cartacea e digitale va prima di tutto chiarito un punto: l’intero processo di creazione e produzione di un libro, dalla scrittura alla stampa, è un processo digitale.  Il prodotto finale che troviamo il libreria è il risultato fisico di un processo digitale.

Le questioni relative alla presunta rivalità tra libri digitali e libri cartacei sono in gran parte dovute ad aspetti che riguardano le vendite. In Europa ad esempio c’è una direttiva che impone una tassazione del 22% ai libri digitali, equiparandoli ai prodotti elettronici, mentre su quelli cartacei l’imposta è ridotta del 4% in quanto prodotti culturali. Pare assurdo che il medesimo libro sia o no prodotto culturale in base al supporto su cui lo si legge. E’ evidente che si faccia del protezionismo verso il libro cartaceo, e si può comprendere che si tema la sparizione di un prodotto di alto valore culturale.

Ma come dice Joe Clark in un vecchio articolo su alistapart.com: “Internet non ha rimpiazzato la televisione, che a sua volta non ha rimpiazzato il cinema, che non ha rimpiazzato i libri. Nemmeno gli e-book rimpiazzeranno i libri. Gli e-book sono libri, solo in un formato differente.”

Se prendiamo ad esempio il mercato statunitense vediamo che, a fronte del diffondersi dell’e-book, che alla fine 4 trimestre 2010 rappresentavano il 13.6% del mercato della narrativa e il 6% totale, i segmenti che hanno sofferto di più sono i generi commerciali (romanzo rosa, gialli e fantascienza) con una flessione del 26.6% dei tascabili per il mercato di massa. Allargando il quadro si scopre però che la saggistica e la narrativa rilegata non hanno subito flessioni particolarmente significative mentre globalmente il mercato è cresciuto del 2% e che quindi l’editoria tout-court non sta soffrendo.

Sembrerebbe quindi evidente che il futuro del libro vedrà una differenziazione del prodotto, in cui l’oggetto fisico assume le caratteristiche di un prodotto di lusso che si differenzia dall’oggetto digitale perché c’è un lavoro sulla forma cartacea che la rende un valore aggiunto per il contenuto.

Dal punto di vista creativo poi si pongono altre problematiche: la maggior parte degli e-book sono trasposizioni digitali di libri cartacei. Oltre il supporto non c’è nessuna innovazione. I motivi sono vari ma ne cito solo qualcuno:

Prima di tutto la semplice “conversione” di un libro da cartaceo a digitale ha costi bassissimi.

Amazon, il principale attore del mercato, vende solo in un formato, il .mobi, che non supporta interattività animazioni o altro, consente solo di ingrandire in un pop up alcune parti del libro.

Esistono ancora pochi autori “Digital first” cioè in grado di concepire un’opera pensata per il digitale.  Coloro che fanno ricerca e sperimentazione in letteratura elettronica non hanno stretti rapporti l’editoria, si collocano piuttosto nell’ambito artistico o accademico, senza mai confrontarsi con le problematiche di pubblico e di mercato.

ELR: Dal 2013 sei collaboratrice nella startup PubCoder. A differenza degli e-book reader convenzionali il PubCoder offre tante opzioni innovative. Ce ne puoi spiegare alcune?

Daniela Calisi: Pubcoder è un software per creare libri altamente interattivi senza dover programmare. E’ stato pensato per permettere agli autori di nuova generazione di elaborare le proprie opere digitali senza doversi occupare del codice, concentrando i propri sforzi sul testo, le interazioni, le animazioni, la navigazione, i suoni, i video.  Ovviamente però il codice è sempre accessibile, e volendo, si può intervenire in ogni punto.
Per ogni oggetto che si mette in pagina è possibile rilevare le interazioni del lettore, per esempio: quando tocca, quando accarezza, quando inclina lo schermo, quando lo scuote.

A ciascuno di questi eventi è possibile applicare dei comportamenti anche complessi semplicemente elencando la sequenza di azioni che si desidera vengano compiute.

Partendo da un medesimo testo interattivo è possibile derivare versioni differenti, per esempio per creare una navigazione alternativa o una traduzione, mantenendole tutte funzionanti nel medesimo progetto.

È una tecnologia facile da usare, scaricabile da internet, dal sito pubcoder.com, per la quale non servono grossi budget.

Una volta terminata l’elaborazione è possibile creare una app per Ios o per Android, un e-book in formato standard EPUB3 oppure .mobi e mettere in vendita la propria opera su tutti i principali negozi online.

Written by ELR

August 8, 2015 at 8:19 am

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Intervista con Riccardo Giovanni Milanesi

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ELR: Nel 2011 hai creato L’altra e nel 2012 Fable Girls. Da dove hai preso l’ispirazione  e come è nato l’interesse per la letteratura elettronica?

Riccardo Giovanni Milanesi: L’interesse nasce dalla passione che ho da sempre per la scrittura (sono diplomato alla Scuola Holden di Torino) e la curiosità di scoprire nuovi modi di raccontare storie e di creare mondi.
L’idea iniziale per L’Altra è stata quella di fare semplicemente una serie per il web. Poi però ho pensato che Facebook sarebbe stato un canale di distribuzione più immediato e capillare.
A quel punto non avrebbe avuto senso per me semplicemente postare degli episodi sul social network senza far diventare i suoi meccanismi parte integrante della storia. Da lì l’idea di una ragazza chiusa da qualche parte costretta a postare video da una webcam.

ELR: Come si sono svolti i lavori per la realizzazione di Martina Dego? Quante persone hanno lavorato dietro le quinte? Avete lavorato in tempo reale, vero?

Riccardo Giovanni Milanesi:
La troupe (parlo delle riprese) era composta da una decina di persone.
Per quanto riguarda poi i giorni della “messa in onda” in tempo reale la mia volontà è stata quella di provare l’esperienza di Martina, cioè mi sono messo da “solo contro tutti”: per 8 giorni senza quasi mai staccarmi dal pc e dall’ipad, ho interpretato Martina, Anitram (l’antgonista), David (l’amico), senza nessuna “rete di protezione” (non c’erano dei complici “fake” che potessero guidare la storia). Un esperimento di “improvvisazione estrema” che mi ha molto divertito (e anche molto stressato…)

ELR: Come ha reagito il pubblico? Cosa hanno scritto i lettori-scrittori?

Riccardo Giovanni Milanesi: Il pubblico ha reagito con un entusiasmo e una creatività inaspettate. I video hanno ricevuto centinaia di commenti quotidiani di persone che recitavano spontaneamente una parte, diventato dei veri e propri co-protagonisti della serie. Tanto da “costringerci” a cambiare il finale!

ELR: Consideri la letteratura elettronica un esperimento letterario?

Riccardo Giovanni Milanesi: No, è semplicemente uno dei tanti modi di raccontare storie.

ELR: Stai lavorando ad un nuova webserie chiamata Vera Bes. Ci racconti qualcosa?

Riccardo Giovanni Milanesi: Vera Bes è una serie web che verrà presentata a settembre, scritta da me e Francesco Mazza e prodotta da Zodiak Interactive. La protagonista è una ragazza che ha un potere speciale: entrare nei sogni delle persone. Grazie alla tecnica dei sogni lucidi, appresa da sua nonna quando era bambina, Vera è in grado di agire consciamente all’interno dei sogni
delle persone con cui si addormenta stringendo loro la mano.
Vera Bes è un progetto molto ambizioso, che per estetica e contenuti vuole andare oltre gli standard delle webseries tradizionali.

Written by ELR

July 11, 2014 at 6:21 pm

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Intervista con Fabrizio Venerandi

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ELR:  Nel 2010 hai pubblicato due ebook. Le Polistorie sono una novità assoluta! Come funziona l’ipertesto negli ebook ?

Fabrizio Venerandi: Penso che l’ipertesto sia uno strumento estremamente interessante per la costruzione di interactive fiction. Quello che ci siamo proposti con la collana delle polistorie è di uscire dai ghetti e abbandonare l’idea che la narrativa non lineare sia una sperimentazione. Le sperimentazioni ci sono già state, abbiamo un linguaggio elettronico che ormai ha più di quarant’anni e che è pronto a diventare un territorio delle storie e non solo delle tecniche con cui raccontarle. È stato interessante per me, come curatore di collana e anche autore di un testo, vedere come scrittori tra loro molto differenti alle prese con lo stesso strumento retorico, l’ipertesto, abbiano dato vita a idee di mondi completamente diversi. I primi cinque testi che abbiamo pubblicato dal 2010 fino ad oggi spaziano dall’interactive fiction, alle storie a bivio, agli iperromanzi di natura calviniana, a vere e proprie opere letterarie multi-lettura. Tutti gli scrittori hanno proposto opere di narrativa interattiva matura, perché ormai il linguaggio elettronico fa parte della vita di ognuno: è nella rete, nella comunicazione, nell’informazione, nelle idee. L’ebook è un luogo molto più accogliente del libro per sviluppare queste forme di racconto.

ELR: Sei anche il fondatore della casa editrice digitale Quintadicopertina. Cosa prevedi per il futuro dell’industria editoriale?

Fabrizio Venerandi: Penso che avverrà una separazione, graduale ma sempre più decisa, tra una letteratura tradizionale e letteratura digitale. Buona parte dei testi digitali continueranno ad essere testi pensati per la tipografia e poi convertiti in formato elettronico. Ma a fianco a questi prenderanno vita in maniera autonoma storie, didattiche, contenuti pensati per una fruizione del tutto digitale. Anche al di fuori del formato ebook.

ELR: Gia nel 1990 hai compiuto un lavoro pioneristico con il primo Multi User Dungeon italiano «NeoNecronomicon». Secondo te esiste un rapporto tra narrativa e video games? Cosa ne pensi della “creazione letteraria” nei video games e gli “elementi ludici” nelle opere letterarie

Fabrizio Venerandi: La scrittura è gioco, lo è sempre stata. È curioso che uno dei primi documenti della letteratura italiana sia un indovinello, no? Il videogioco ha radici nelle storie e nei testi, non fosse altro per ragioni storiche: il testo consuma molta meno memoria delle immagini, a livello di byte.  Molti dei mondi grafici on-line sorretti da poderose GPU sono stati già teorizzati e sviluppati come mondi testuali, anzi, sotto alcuni aspetti la gestione di mondi virtuali interattivi gestiti da stringhe testuali è assai più intrigante e sostenibile dei corrispettivi grafici. Anche in Italia, realtà di simulazione come Little Italy o The Gate possono essere oggi esempi importanti di come ribaltare e ripensare i concetti legati a scrittore, lettore, autonomia della storia, fabula e intreccio. Forse sono esempi più importanti adesso che allora. Il romanzo interattivo o non lineare esplicita i giochi di interazione tra scrittore e lettore che sono già in nuce nella narrativa tradizionale. Pensa a un normale romanzo giallo: il disseminare di indizi la narrazione, non è forse un gioco? L’intreccio delle storie dell’Orlando, non è un invito al lettore a ricostruirne i labirinti, così come i piani temporali o l’apparato di note dell’Infinite Jest di Wallace?  La separazione di questi due mondi è proprio legata ai quei ghetti di cui parlavo sopra: esiste una letteratura alta, che non sa di giocare, e una talmente bassa da non volere diventare letteratura. Mi piace pensare che il digitale possa diventare un terreno comune di scambio tra gioco e narrazione. Forse nella tradizione orale questo elemento giocoso di invenzione e contaminazione era più evidente e non è un caso che il gioco di ruolo nasca proprio da una applicazione della narrazione vocale.

ELR: In che modo la letteratura elettronica si inserisce nella tradizione letteraria del libro a stampa? Si può parlare di letteratura sperimentale

Fabrizio Venerandi: Guarda, io penso che la letteratura elettronica non sia una novità, ma che sia la messa in pratica di cose che si potevano fare anche prima. È un iper-messa in pratica: si espandono idee che sulla carta ad un certo punto trovavano limiti strutturali che nel digitale sono molto più morbidi. E talvolta non ci sono proprio. Quando sento dire che la letteratura ipertestuale è solo una sperimentazione anni settanta, penso che anche parte notevole della letteratura stampata è stata una sperimentazione. Io ancora mi meraviglio dei mille trucchi che si sono inventati durante i secoli per avere i link sulla carta: vocaboli in ordine alfabetico, mappe, indici analitici, note a piè di pagina, di capitolo, note al margine, corollari, riferimenti incrociati, stanze, paragrafi, numeri di verso, parentesi, incisi… fino alle esplicitazioni popolari del novecento, come i librogame. Incredibile tutto questo desiderio di rendere vivo il testo, di farlo interloquire con altri elementi interni ed esterni al libro stesso. Altro che sperimentazioni! Il digitale è uno dei tanti punti di arricchimento di un percorso di narrare che è millenario.

ELR: I new media si caratterizzano per le costanti modificazioni. Come si può prevenire il rischio di perdere i dati di un’opera di e-literature?

Fabrizio Venerandi: Intanto dando alla letteratura elettronica la dignità artistica e culturale che ancora oggi non ha. La critica accademica si è tenuta distante dai lavori di interactive fiction pubblicati. Le recensioni arrivano dai lettori e spesso hanno al centro la forma tecnologica della narrazione e non la narrazione. Gli ebook non si recensiscono, anzi, ancora oggi perdura una visione libro-centrica, dove l’unica forma di sapere è quella del tomo stampato e dove l’unica forma di narrativa è il romanzo ottocentesco.  C’è quindi, prima di tutto, bisogno di un lavoro di critica di quello che sta succedendo oggi nel digitale. Non si può preservare correttamente quello che non si sa cosa sia. Per questo  sono importanti  progetti come quelli dell’Electronic Literature Collection, ma è necessaria anche una letteratura ad ampio respiro su queste forme di scrittura e lettura contemporanee. Poi serve una buona dose di progettualità anche da parte dei creatori, produttori e distributori di queste opere. L’utilizzo di formati aperti con specifiche pubbliche, aiuta sicuramente la longevità dei testi naturalmente digitali. Meno – forse – la creazione di oggetti software legati a questa o quella piattaforma hardware.

Intervista a Carlo Cinato

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ELR: Carlo Cinato, nel 2008 hai iniziato a pubblicare sul sito Parolata i primi articoli sulla letteratura ipertestuale e a lavorare a vari progetti come ad esempio il romanzo ipertestuale (digitale) L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie. Come nasce l’interesse per la letteratura digitale?

Cinato: A me piace scrivere, mi piace scegliere le parole, costruire delle situazioni. Inoltre sono un discreto lettore, quindi ho letto abbastanza libri nella vita, e letto opere di abbastanza autori, da rendermi conto che non posso neanche pensare di paragonarmi agli scrittori che amo. Come posso pensare di confrontarmi senza vergogna con Proust, o Canetti, o Bolano? Quindi il mio contributo alla letteratura sarebbe sicuramente scarso se cercassi di cimentarmi in ciò che la letteratura è attualmente. Infine mi piace molto inventare, cercare soluzioni nuove per problemi vecchi, sperimentare idee non ancora applicate.

Mettendo insieme tutto ciò il risultato è stato automatico: provare a scrivere in un modo nuovo, cercare di costruire una letteratura che sia diversa da quella che ci ha preceduti, approfittando sia delle idee che possono nascere conoscendo gli ipertesti, sia utilizzando le possibilità tecniche che attualmente internet e gli ebook offrono.

La mia estrazione è tecnica, e mi viene naturale, nel momento in cui mi interesso a un argomento che non conosco, studiarlo per capire con cosa ho a che fare, analizzare i risultati raggiunti da chi ci ha già lavorato, poi posso iniziare a lavorarci io. Per soddisfare questo mio bisogno di conoscere l’ambito in cui volevo muovermi, ho fatto un po’ di ricerche: l’obiettivo era di indagare ciò che era stato scritto da chi aveva cercato di uscire dai confini della letteratura sequenziale, ho quindi iniziato a leggere e a studiare romanzi che avessero tali caratteristiche di innovatività, e a scrivere dei brevi articoli per fissarne le caratteristiche.

Il mio interesse è stato quindi focalizzato sulle opere letterarie che avessero una struttura con dei salti interni, che potesse essere assimilata a un ipertesto, sia che fossero opere scritte in forma di libro che opere native digitali. È stato molto istruttivo, ho visto che questa voglia di trovare nuove vie per le opere letterarie ha portato a scrivere libri molto diversi, qualcuno di questi modi ha avuto un seguito, altri invece sono stati applicati in un solo libro, ma sono tutte idee e visioni molto interessanti. Mi hanno colpito molto, ad esempio, Fuoco Pallido, di Nabokov, e La vita, istruzioni per l’uso, di Perec: due scrittori che sono riusciti a scrivere opere letterarie stupende in forma di libro ma con una struttura complessa e che, secondo me, se fossero un poco modificate per essere trasposte su supporto digitale e ipertestuale potrebbero trarne giovamento.

Queste sono le motivazioni delle mie ricerche nel campo degli ipertesti, ma ogni tanto mi piace scrivere anche racconti in formato classico, alla faccia del senso di vergogna che provo di fronte a Borges.

ELR: Esistono delle analogie tra la letteratura stampata e la letteratura digitale? Quali sono, invece, le caratteristiche della letteratura digitale che la contraddistinguono?

Cinato: Se la domanda è relativa al supporto, cartaceo oppure digitale (ebook, per intenderci), l’analogia è totale: nel momento in cui si legge un romanzo non c’è alcuna differenza tra il supporto cartaceo e quello digitale, a parte la preferenza personale di ognuno. Chi legge del giovane Jim e di Long John Silver si trova su una nave in mezzo all’oceano, sotto il sole o nella tempesta, cosa vuoi che importi il supporto su cui sono scritte le loro avventure? Semplicemente chi è abituato a leggere su un libro di carta (naturalmente la maggior parte dei lettori) pensa, a ragione oppure no, che perderebbe qualcosa se leggesse invece su un ebook, ma si tratta di abitudine, appunto, che diminuirà inevitabilmente col tempo.

Se invece il discorso riguarda la letteratura sequenziale e quella ipertestuale il discorso è più complesso. Non è più un discorso di supporto, innanzitutto: Fuoco Pallido, citato precedentemente, è un libro ipertestuale (è formato da un poema che narra una vicenda, commentato tramite un apparato di note, che a loro volta trattano di una storia che, spesso, poco ha a che fare con il poema di partenza), ma è stato pensato e pubblicato come libro cartaceo. Semplicemente si salta in avanti e indietro tra le pagine del libro. I promessi sposi, invece, è un libro sequenziale, e così rimane, anche se viene letto come ebook (per quanto una versione ipertestualizzata dei Promessi Sposi sarebbe stupenda, a mio parere, ma diventerebbe un’altra cosa).

Le analogie tra letteratura sequenziale e letteratura ipertestuale sono molto maggiori di quanto comunemente si creda, e in particolare di quanto credono gli scrittori di ipertesti. Tali analogie sono dovute al fatto che entrambe hanno (o dovrebbero avere) il medesimo obiettivo: scatenare il piacere e l’interesse del lettore. Sono spesso stupito di come, invece, chi scrive narrativa ipertestuale spesso si faccia prendere dal furore di scrivere qualcosa di altamente innovativo, all’avanguardia e postmoderno, come se il fatto di utilizzare un supporto tecnicamente avanzato da un lato lo obbligasse a spingersi in zone inesplorate della letteratura (ma non tutti sono James Joyce e possono permetterselo), dall’altro gli fornisse l’alibi per non dovere piacere ai lettori.

Poiché il lettore di libri cartacei e di ebook è lo stesso, e sempre più sarà lo stesso a mano a mano che la lettura su supporto digitale diventerà comune come quella su libro cartaceo, il modo di scrivere libri ipertestuali e libri sequenziali dovrà forzatamente trovare un denominatore comune, a quel punto sarà possibile per la letteratura ipertestuale sviluppare una sua propria strada indipendente.

Torniamo alla domanda iniziale: che cosa contraddistingue la letteratura ipertestuale? La possibilità di compiere salti all’interno del testo (sto parlando di letteratura pura, senza considerare la possibilità di inserire filmati, audio o altri elementi multimediali). Ciò fa sì che la lettura non sia più sequenziale, che le parti di testo siano tra di loro connesse tramite delle relazioni, e che il testo quindi si possa affrontare in diversi modi, permettendo molteplici letture differenti.

La possibilità di compiere salti nel testo ha due conseguenze principali.

La prima, positiva, è che è permessa all’autore una grande flessibilità nel montare il testo: mentre in un romanzo sequenziale il lettore coscienzioso dovrebbe leggere il testo pagina dopo pagina, al massimo saltando delle pagine che non lo interessano, nel romanzo ipertestuale la costruzione permette invece al lettore, nei punti di snodo decisi dall’autore, di realizzare delle scelte tra varie possibilità. L’autore potrà decidere di costruire, lavorando sulle scelte offerte al lettore, vari tipi di romanzi: un romanzo in cui il lettore guidi i personaggi a compiere determinate azioni decidendone, in qualche modo, la storia; un altro romanzo in cui il lettore possa spostarsi nel tempo per vedere come la storia si evolve o per scoprire le cause di un avvenimento; un romanzo in cui si possano analizzare i diversi punti di vista dei personaggi sul medesimo avvenimento, e così via. Nuovi strumenti di lavoro si offrono quindi all’autore.

La seconda conseguenza invece è negativa: lo spezzettamento del testo, i salti che legano parti diverse del racconto, per loro natura sbriciolano l’omogeneità dell’opera e distraggono forzatamente il lettore. Un ipertesto non può essere solo un insieme di pensieri slegati interconnessi da link, come non può essere una raccolta di frammenti a cui il lettore debba dare un senso, ma piuttosto deve essere un insieme di elementi testuali che si incastrano alla perfezione, oppure una serie di elementi testuali che fanno in modo che cambi sostanzialmente la percezione della storia da parte del lettore in dipendenza della sequenza con cui vengono letti.

Si capisce da questo secondo punto che il compito dello scrittore di ipertesti si accresce di un’ulteriore difficoltà rispetto allo scrittore di testi sequenziali: deve gestire la libertà di “salto all’interno del testo” in modo che l’uso dell’ipertesto non sia solo una posa, o qualcosa di nuovo fine a se stesso, ma che sia imprescindibile dall’esperienza che vuole generare nel lettore. L’impegno del lettore per gestire i link (perché di un impegno si tratta) deve essere compensato da una narrazione che sia fluida e che, specialmente, gli dia delle sensazioni che non sarebbero state possibili se non fosse stata basata su un ipertesto.

ELR: Il romanzo ipertestuale L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie  può essere considerato un esperimento letterario?

Cinato: Secondo me sì, e comunque per me lo è stato. Negli studi che ho fatto relativamente alla narrativa ipertestuale ho individuato sette tipi diversi di link ipertestuali, e ho cercato di immaginare come avrebbe potuto essere strutturata una storia per sfruttare al meglio le possibilità di ognuno di questi link. Poi ho pensato che, se volevo impadronirmi della tecnica nel trattare i diversi tipi di link, avrei dovuto conoscerli meglio scrivendo un racconto per ogni tipo, usando solo quel tipo di link, in modo da esplorarne le possibilità. L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie è il primo racconto scritto con questo obiettivo. È stato quindi un esperimento per valutare cosa si poteva fare utilizzando un particolare tipo di link, ma l’obiettivo era comunque di scrivere un racconto che potesse piacere a qualche lettore, indipendentemente dal fatto che la struttura fosse ipertestuale.

Entrando un po’ più nel particolare, il tipo di link che ho scelto è stato quello che ho chiamato “ad accessori”. È un link che permette di aggiungere informazioni alla pagina principale quindi, in generale e in particolare nel mio racconto, ci sono una serie di elementi testuali che narrano una storia principale, tra di loro connessi sequenzialmente in modo tale che possano essere letti come un racconto normale, da questi elementi testuali c’è la possibilità di raggiungere tramite link degli ulteriori elementi di testo che aggiungono, appunto, delle informazioni accessorie alla storia, che quindi possono essere letti oppure evitati a scelta del lettore.

Raccontata in questo modo si intuisce che i link accessori potrebbero contenere descrizioni, o elementi ininfluenti per la storia principale, cosa che invece io volevo evitare. Mi sono messo dalla parte del lettore: se una descrizione o un elemento fosse fondamentale, l’autore dovrebbe inserirlo nella storia principale, se invece non lo fosse perché dovrei leggerlo? Con questo presupposto un lettore farebbe bene a non seguire i link accessori e dovrebbe leggere solo la storia contenuta negli elementi testuali della sequenza principale. Poiché, come dicevo prima, ritengo che l’uso dell’ipertesto debba aggiungere qualcosa di nuovo e di omogeneo alla storia, allora ho scritto il racconto principale e i link accessori affinché la percezione della storia e dei personaggi che il lettore si forma cambi a seconda se il lettore decida di seguire o di non seguire i link accessori. L’obiettivo era di permettergli di leggere storie sostanzialmente diverse in dipendenza delle scelte fatte rispetto a seguire i link.

Per la caratteristica dei link, che per loro natura suddividono in spezzoni la normale lettura sequenziale, ritengo che comunque anche un lettore che decidesse di seguire tutti i link nell’istante in cui li incontra possa avere comunque la possibilità di seguire una storia principale che lo porta a formulare certi pensieri sulle vicende e sui personaggi, e di avere accesso poi a ulteriori informazioni che lo portano a cambiare le prime sensazioni che si è formato.

Per me la scrittura del racconto è stata una palestra molto interessante per capire cosa significhi scrivere utilizzando questo tipo di link, sto lavorando ad altri racconti per esplorare gli altri tipi di link e conoscere un po’ di più le possibilità offerte dalla letteratura ipertestuale. Alla fine penso che sarà possibile scrivere un racconto ipertestuale in cui i diversi tipi di link possano mescolarsi per formare un’opera più complessa.

ELR: In che modo i rinvii elettronici e la struttura ipertestuale di internet, su cui si basano le opere letterarie digitali, modificano il testo letterario, la trama narrativa e la lettura?

Cinato: È difficile dirlo, perché l’utilizzo dell’ipertesto può essere molto blando o molto invasivo. Può essere usato per scrivere un romanzo che narra una storia che, a un certo punto, permetta al lettore di fare scegliere a un personaggio tra due possibilità (supponiamo aprire o non aprire una porta), e che da quel punto in poi prosegua fino al termine con due storie parallele, determinate dalla scelta fatta dal lettore. Oppure un romanzo dove gli elementi testuali siano lunghi non più di dieci righe, dove i link siano molteplici per ogni elemento testuale, dove sia possibile tornare ripetutamente nello stesso elemento testuale e dove i link portino verso destinazioni diverse a seconda se sia stato attraversato in precedenza un dato elemento testuale oppure no (Non sto esagerando: un romanzo ipertestuale strutturato così esiste. Personalmente l’ho abbandonato senza terminarne la lettura).

La mia idea è che se la struttura ipertestuale si nota troppo, se è troppo presente e quindi distrae dal piacere della lettura, ci sia qualcosa che non va. Prendiamo ad esempio Wikipedia, il caso più famoso di ipertesto non letterario: l’uso dell’ipertesto è perfettamente inserito nei contenuti, non infastidisce, il lettore segue solo i link che lo interessano, d’altra parte permette di muoversi tra le diverse pagine in modo molto più efficace rispetto alle enciclopedie cartacee, grosse e scomode. Funziona perfettamente.

Per gli ipertesti letterari non è facile raggiungere questa perfetta integrazione tra contenuto e struttura: la lettura di un testo romanzesco è molto diversa dalla lettura informativa, richiede un livello di concentrazione maggiore ed è più fragile, spesso quindi non regge l’appesantimento apportato dai link, se questi sono utilizzati eccessivamente.

Sicuramente il testo letterario e la trama narrativa devono variare con l’uso della scrittura ipertestuale: non tutti i testi sequenziali potrebbero essere trasposti su un ipertesto, si potrebbe dire che bisogna pensare a una storia che sia già ipertestuale alla nascita per poterla scrivere in tale modo o, meglio: nel caso in cui lo scrittore abbia in mente una storia che necessiti di un ipertesto, e solo in quel caso, dovrebbe procedere a scriverla come ipertesto.

Per ciò che riguarda la lettura, penso che debba cambiare il meno possibile nel passaggio da narrativa sequenziale a narrativa ipertestuale, ma ci saranno comunque dei cambiamenti inevitabili: l’uso degli ereader al posto dei libri cartacei, ad esempio, oppure la difficoltà di rileggere pagine incontrate tempo prima: con certi ipertesti sarà molto difficile risalire alla sequenza di pagine attraversate in precedenza dal lettore.

ELR: A differenza delle opere letterarie create in un contesto digitale come il web, gli ebook sono dei testi in pdf molto simili ai testi stampati su carta. Tra le opere che si trovano nella sezione Letterarie troviamo il romanzo Chi ha ucciso David Crane? di Fabrizio Venerandi; un ebook ipertestuale. Di cosa si tratta? In futuro ci saranno degli ebook ipertestuali?

Cinato: Sicuro, ci sono già adesso. Il mio racconto, ad esempio, l’ho pubblicato (gratuitamente) sul mio sito sia in epub che in mobi, i due formati attualmente utilizzati su ereader. Ho potuto farlo grazie al fatto che tali formati supportano, seppure in misura ancora non soddisfacente, iperlink interni al testo. Il libro che citi tu ha forma analoga: la casa editrice Quintadicopertina che ha pubblicato il libro di Fabrizio Venerandi è specializzata in libri elettronici (credo che non abbiano pubblicato nulla al di fuori degli ebook) e quindi, quel che più fa loro onore, pubblicano ebook che sono nativamente digitali, quindi non si tratta di trasposizioni in digitale di testi cartacei ma testi pensati espressamente per sfruttare le potenzialità degli ereader e ebook.

Fino a un po’ di tempo fa i romanzi ipertestuali erano leggibili solo su pc, poiché non esistevano altre tecnologie in grado di gestirli: necessitavano di programmi per la loro visualizzazione e dovevano essere letti quindi sullo schermo del computer, cosa che non ne ha sicuramente facilitato la diffusione. Ora, grazie agli ereader e agli ipad, sicuramente l’esperienza di lettura su supporto digitale si avvicina a quella della lettura su carta, e questo non potrà che avvicinare i lettori a provare anche i romanzi ipertestuali e gli scrittori a sperimentare questo nuovo modo di scrivere.

Intervista ai TheCoevas

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ELR: Nel 2011 è stato pubblicato il romanzo interattivo. Come è nata l’idea di scrivere un’opera di letteratura elettronica?

TheCoevas: TheCoevasIo interattivo nasce con l’intento di esperire una modalità altra di concezione dell’opera, partendo dal romanzo cartaceo ( Io, in attesa di pubblicazione) è concepito e strutturato un esperimento altro d’avanguardia cui ad agosto si è aggiunto il medio metraggio-documentario sensoriale (Extremo Io, visibile gratuitamente su Vimeo). In sostanza sono ramificazioni, espressioni della stessa opera, dalle vite autonome. Maurizio Verdiani è stato poi l’ideatore della nostra macchina artistica concepita e realizzata per viaggiare condizioni ideali sul web o su altri supporti, che la tecnologia d’ultima generazione ci offre, ponendo chiunque in grado di guidarla e lasciarsi guidare verso nuovi percorsi in costante aggiornamento. Il risultato è l’umanizzazione e identificazione dell’opera in colui che si pone alla sua guida con un semplice clic e viceversa.

ELR: Il collettivo Coevas è un gruppo eterogeneo composto da Fiorella Corbi, Maria Pia Carlucci, Maurizio Verdiani e Stefano Capecchi. In che modo questa diversità ha determinato la realizzazione del progetto? Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi?

TheCoevas: Teniamo a precisare che non siamo un collettivo, ma semplicemente una band letteraria, con tutti i necessari annessi e connessi. La diversità di quattro teste pensanti ha lasciato il passo alla follia, all’estro comune, all’idem sentire delle nostre anime artistiche. Svantaggi non ne cogliamo, siamo per accogliere, modificare quando necessario e trasformare ciò che non va in possibile, fattibile.

ELR: La definizione “strumentisti di parole” suggerisce l’idea di una simbiosi tra musica e letteratura. Esistono analogie tra queste due arti?

TheCoevas: Certamente sì: scegliamo le parole in base alla cultura musicale che ci ha formato e ispirato. Le parole per noi vengono selezionate, ricercate affinché si accordino nell’insieme proprio come farebbe un direttore d’orchestra con i vari strumenti, o come ciò che avviene in una band: ognuno suona il proprio strumento seguendo la partitura, poi si accorda e si assembla il tutto. Le parole devono rimanere in mente proprio come una melodia.

ELR: Con l’interazione chiamate in causa il lettore. In che modo avete organizzato le varie parti dell’opera e i percorsi della navigazione? Chi è il lettore ideale?

TheCoevas: Non esiste un lettore ideale. Tutti possono interagire e leggere, a sé piacendo. Ci sono tre percorsi da scegliere: ma la scelta è individuale, questo per permettere di assecondare l’umore, la vivacità cromatica e l’interesse che scaturisce dal momento e dalla curiosità. Il lettore può scegliere personalmente tra una vasta gamma di suoni, immagini rumori d’ambiente e musiche adattabili secondo le esigenze emotive dell’estemporaneità; si viene catapultati in vari mondi, è come saltare da una galassia all’altra, dimenticando persino di stare sull’opera. Per lettori audaci ci sono giochi di ruolo.

ELR: Nel “Manifesto dei Coevas” affermate che l’artista debba essere capace di lavorare sull’opera e sulla cornice. Potreste spiegare meglio questo punto?

TheCoevas: Per cornice intendiamo la scelta e realizzazione di tutto ciò che concerne l’opera-libro: immagine di copertina, grafica, caratteri, colori, organizzazione di eventi, luoghi dove propagandare, filmati, musica etc… la cornice per noi non è accessorio e non distinguiamo tra opera e cornice anzi l’opera è l’insieme

ELR: Perché esitono diverse edizioni del romanzo? Perché avete scelto le piattaforme di MySpace e WordPress per la pubblicazione del romanzo?

TheCoevas: È un esperimento di diversificazione dell’opera, è concepita per ricavare da un’opera principale altre opere, come una mitosi. Il romanzo interattivo è sulla piattaforma iWork Apple e SkyDrive di Microsoft perché adeguate allo sviluppo software utilizzato.

ELR: La creazione del romanzo è un esperimento letterario?

TheCoevas: È esperimento in quanto c’è la ricerca di nuove forme e nuovi linguaggi.

ELR: La letteratura elettronica può essere considerata un genere letterario? Si tratta di un movimento letterario di avanguardia o si consoliderà nella tradizione della letteratura? Come si prospetta il futuro della letteratura elettronica?

TheCoevas: Né genere, né movimento letterario ma uso diverso della lettura cartacea. Questo è il futuro prossimo della letteratura, i libri non esiteranno più o saranno così rari che scrivere su carta verrà considerato atto artistico a sé stante.

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