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#ELRPUB: Intervista con Fabrizio Venerandi

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Fabrizio Venerandi è cofondatore della casa editrice digitale Quintadicopertina di Genova. In questa intervista che da inizio alla serie #ELRPUB dedicata all’editoria digitale, Venerandi ci parla della produzione, del mercato e della storia dell’editoria digitale offrendoci anche delle riflessioni su temi come la lettura, l’estetica e l’archiviazione delle opere digitali in formato EPUB.

 

 

ELR: Fabrizio Venerandi, nel 2014 hai rilasciato un’intervista all’ELR in cui ci hai parlato delle “Polistorie” (2010). Nel 2017 hai creato un’altra opera altrettanto innovativa: le “Poesie elettroniche”. Di cosa si tratta?

Fabrizio Venerandi: “Poesie Elettroniche” è un ebook di poesie che ho scritto e programmato in formato EPUB3. L’idea che sta dietro a questo testo di letteratura elettronica è che la programmazione di codice dia vita a nuovi strumenti retorici che si affiancano a quelli tradizionali come la rima, l’endiade, la similitudine, l’alliterazione, etc. Questi nuovi strumenti retorici sono legati alla tecnologia e quindi alla scrittura di algoritmi che “fanno fare” cose ai versi che non sarebbe possibile fare ugualmente su un libro di carta.

“Poesie Elettroniche” è una prima formalizzazione di alcuni di questi nuovi strumenti. Ho scelto un numero molto limitato di interazioni lettore/testo e ho lavorato su quelle per mostrare le possibilità espressive di ognuna. Quello che mi interessava era soprattutto mostrare come questi nuovi strumenti retorici non fossero delle semplici wunderkammer fatte per stupire il lettore, ma che avessero una finalità espressiva ben precisa.

In questo caso la silloge raccoglie una serie di poesie scritte in un periodo molto negativo per la mia vita. Mi ritrovavo a scrivere cose che non avevo la forza di rileggere e che – sostanzialmente – non volevo che nessuno leggesse. Ma che dovevo comunque scrivere per estrarle e buttarle fuori di me, perché mi stavano intossicando. Il codice è stato un modo naturale per me per fare qualcosa di nuovo: potevo scrivere queste cose senza doverle leggere e senza doverle far leggere nella nudità della loro messa in versi. I versi infatti, nell’ebook, cambiano, si modificano nel tempo, si nascondono nelle ore di luce, si muovono per lo schermo, si generano solo se sollecitati, si cancellano ed evitano di mostrarsi nella loro interezza. Il codice è funzionale alla mia necessità espressiva.

La  seconda cosa importante per me è stata produrre questo ebook come oggetto destinato al commercio. Un prodotto editoriale di mercato, messo in vendita sui maggiori canali di distribuzione digitale, con un suo ISBN e con un suo prezzo. Volevo mostrare come la letteratura elettronica sia un modo naturale di leggere un testo, rintracciabile all’interno di uno store generalista, e distribuito nel maggior numero possibile di lettori. Eliminare l’idea che electronic literature significhi solo ed esclusivamente sperimentazione on-line, magari nata e destinata ad un circolo ristretto di accademici.

ELR: Come cambia il modo di leggere con un libro elettronico in formato EPUB?

Fabrizio Venerandi: Dipende dalla consapevolezza di chi ha creato il testo e di chi lo sta leggendo. Il novantanove per cento dei testi ebook in commercio non sono libri digitali, ma libri digitalizzati. Non offrono niente di diverso rispetto alla tradizionale lettura sequenziale di un libro di carta. Diverso il caso in cui il testo è pensato, programmato, progettato per essere letto in formato digitale. Già in ePub2 è possibile creare “polistorie”, afferenti a quella che viene chiamata hypertext fiction. Ma ancora di più in EPUB3 dove il testo può sfruttare codice vero e proprio.

ELR: Secondo te c’è una consapevolezza e una volontà forte, nel tuo ambito lavorativo, per lo sviluppo di nuove tecnologie che agevoleranno il passaggio dall’editoria a stampa all’editoria digitale?

Fabrizio Venerandi: No. C’è un freno a mano inserito da parte di diversi soggetti sia nazionali che transnazionali. Non si tratta di limiti tecnici, ma prettamente economici e di mercato. Gli editori non investono in testi nativi digitali perché è un prodotto che non potrebbero poi spendere su carta (mentre è vero il contrario); alcuni grandi soggetti come Amazon ed Apple depotenziano le possibilità della lettura digitale con un supporto povero o inesistente ai formati più avanzati come EPUB3, cercando invece di chiudere il lettore in ecosistemi proprietari; le specifiche per la letteratura elettronica sono primitive e incoerenti, avendo in mente un libro di carta “arricchito” da elementi digitali, invece che un testo nativo digitale; i DRM vincolano e dissuadono la creazione di killer application per la lettura. Sono tutti fattori, questi ed altri ancora, collegati l’un l’altro che hanno di fatto rallentato quello che – ingenuamente – nel 2010 pensavo sarebbe stato il progresso naturale della lettura digitale. Vedremo cosa succederà con DPUB.

ELR: Oltre a scrivere e pubblicare ebook tu insegni anche editoria digitale. A chi si rivolgono i corsi e come sono strutturati?

Fabrizio Venerandi: I nostri corsi sono segnalati nel sito Ebook Design School  Si rivolgono a chiunque abbia a che fare con la scrittura e l’editoria digitale: case editrici, liberi professionisti, scrittori, docenti. I corsi sono strutturati a moduli tematici: mercato, promozione, redazione digitale. La parte di progettazione e costruzione ebook è svolta in due laboratori che partono dalle basi della marcatura per arrivare ad un ebook completo.

ELR: Da una breve ricerca sul web sui libri elettronici risulta che la storia dell’editoria digitale inizi attorno all’anno 1993 quando due italiani, Franco Crugnola e sua moglie Isabella Rigamonti, hanno creato il primo libro elettronico e quando il poeta Zahur Klemath Zapata pubblica “L’Assassinio come una delle belle arti” di Thomas de Quincey in formato DBF (digital book format). Secondo te quando ha avuto inizio la storia dei libri digitali e quali sono alcuni dei momenti salienti della storia dell’editoria digitale?

Fabrizio Venerandi: Io sposterei le lancette indietro di una ventina di anni. Per quanto mi riguarda la letteratura elettronica è già tale con la nascita delle prime text adventure, quindi a metà degli anni settanta per la lingua inglese e il 1982 per l’Italia con Enrico Colombini. Noto una certa ritrosia nella critica accademica nel considerare queste opere come letteratura elettronica perché erano (almeno inizialmente) giochi, non erano opere editoriali in senso stretto, nel senso che non assomigliano in nessun modo ad un libro ed erano nei loro primi anni letterariamente molto scarne. Invece proprio il fatto che non assomigliassero a “qualcosa di editoriale o letterario” è il segno che erano software avanzatissimi nel proporre una fabula che non si leggeva come si legge un libro ma a cui ci si approccia con un intreccio intimamente digitale. Molti concetti e strutture dei text adventure sono ancora oggi molto più centrati su una nuova narrativa rispetto a tanti ebook “aumentati” che invece appaiono come una semplice espansione del libro di carta.

ELR: Per la preservazione delle opere digitali esistono varie strategie come la migrazione, la duplicazione, l’emulazione o l’utilizzo di metadati. Quali di queste strategie possono essere o vengono usate per gli ebook?

Fabrizio Venerandi: Utilizzo di formati aperti, rimozione dei DRM e copia. I formati chiusi sono un rischio per la preservazione e soprattutto per la fruizione continuata dei loro contenuti. Un conto è poi creare un ambiente virtualizzato nel quale far “girare” un determinato contenuto ormai obsoleto, un altro è pensare il contenuto digitale come qualcosa che non diventa affatto obsoleto ma viene sfruttato in maniera sempre diversa man mano che si evolvono le tecnologie per la lettura. Nel momento in cui scrivo le tecnologie più solide sono quelle del W3C.

ELR: In un tuo articolo pubblicato su Nazione Indiana hai descritto i “Formati per fare ebook”: EPUB2, EPUB3, MOBI e KF8. Eppure il formato che viene usato prevalentemente sembra essere ancora il pdf. Come si sono sviluppati il mercato dei libri elettronici statici in formato pdf e quello dei libri elettronici arricchiti con funzioni multimediali e interattivi in formato EPUB?

Fabrizio Venerandi: Il pdf non è un formato che nasce per fare ebook, ma per rendere trasportabile un impaginato finalizzato alla stampa. Negli anni si è sviluppato, ha assorbito numerose funzioni di accessibilità, ma continuo a pensare che i formati liquidi, legati a doppio filo con gli strumenti di lettura on line, abbiano maggiore possibilità di sviluppo nel medio-lungo termine. Già oggi la lettura di narrativa con schermi piccoli funziona notevolmente meglio in ePub o KF8 rispetto che pdf. Ma non si tratta per me di una guerra di religione: molti dei nostri ebook ipertestuali sono pubblicati anche in formato pdf. L’importante è che l’editore abbia in mano, a monte, uno workflow di sviluppo che veda il pdf come una delle possibili uscite del suo contenuto, non l’unica. Riguardo agli epub con funzioni interattive, come dicevo sopra, hanno avuto finora uno sviluppo marginale. Quando mostro le cose che Quintadicopertina ha sviluppato in questi sette anni, da Locusta Temporis a Poesie Elettroniche, vedo ancora stupore e interesse per queste cose, segno che qualcosa non ha funzionato. Lo sdoganamento del prodotto letterario nativo digitale ancora non c’è stato.

ELR: Quale di questi formati (Fixed layout e Reflowable layout) viene utilizzato per i libri digitali di Quintadicopertina e per quali ragioni?

Fabrizio Venerandi: Ad oggi abbiamo sempre utilizzato il formato reflowable. In un mercato così piccolo, vincolarsi ad una sola dimensione di lettura è un rischio. Ma – di nuovo – non è una guerra di religione. Ci possono essere progetti e collane tablet-oriented, in cui anche il fixed potrebbe avere senso.

ELR: Secondo te quali sono i fattori estetici più importanti per l’impaginazione di un ebook?​

Fabrizio Venerandi: Va ripensata l’estetica della pagina, perché non abbiamo una pagina, ma contemporaneamente abbiamo contenuti inseriti in uno “spazio pagina” che può ibridarsi a seconda di chi sta leggendo quel testo e di come lo sta facendo. Nei testi più sofisticati possiamo avere contenuti che cambiano adattandosi alle scelte di chi legge, quindi cose che possono apparire o meno all’interno della pagina stessa. Certi elementi che oggi non possiamo utilizzare, come le note a pié di pagina, vanno completamente ripensati. Anche gli elementi grafici inseriti nel testo assumono una grandissima importanza, perché diventano ancore di memorizzazione dei contenuti, essendo sparita la “visione foglio”, soprattutto se questi elementi non sono più accessori del testo, ma integrati e interagenti con i contenuti stessi. È un tipo di progettazione che è diversa sia da quella della pagina web, sia da quella del libro, pur avendo elementi comuni con entrambe. Non parlerei nemmeno di ‘impaginazione’, quanto di ‘istruzione’ . Non impagino dei contenuti ma gli insegno cosa sono e come devono comportarsi quando si relazionano con i loro vicini.

ELR: Quanto è importante conoscere le lingue di programmazione per creare degli ebook in formato EPUB? Che consigli daresti a coloro che vogliono iniziare a imparare a programmare?

Fabrizio Venerandi: Nel medio termine io credo che sia un punto di non ritorno. Se stai costruendo contenuti digitali, ovvero testi, suoni, animazioni e immagini marcate, codificate, programmate, ‘istruite’, conoscere la marcatura, i CSS, la programmazione e quello che c’è sotto al cofano ti permette di avere in mano tutto il sistema di produzione. Detto molto banalmente: ci sono cose che semplicemente non ti verrebbe in mente di fare se non conoscessi il codice con cui si possono fare. Idee che non emergerebbero nella tua testa. E anche il contrario: eviteresti di disperdere risorse in progetti digitali abnormi fatti controcorrente che non hanno senso.  Per quanto riguarda quali linguaggi di programmazione imparare: credo che in questo momento sia utile sapere cosa sia XML e HTML5, la gestione degli stili con i CSS, i linguaggi di programmazione per interrogare dati come XQuery, i tool pratici come le RegEx e ovviamente Javascript.

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Intervista a Carlo Cinato

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ELR: Carlo Cinato, nel 2008 hai iniziato a pubblicare sul sito Parolata i primi articoli sulla letteratura ipertestuale e a lavorare a vari progetti come ad esempio il romanzo ipertestuale (digitale) L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie. Come nasce l’interesse per la letteratura digitale?

Cinato: A me piace scrivere, mi piace scegliere le parole, costruire delle situazioni. Inoltre sono un discreto lettore, quindi ho letto abbastanza libri nella vita, e letto opere di abbastanza autori, da rendermi conto che non posso neanche pensare di paragonarmi agli scrittori che amo. Come posso pensare di confrontarmi senza vergogna con Proust, o Canetti, o Bolano? Quindi il mio contributo alla letteratura sarebbe sicuramente scarso se cercassi di cimentarmi in ciò che la letteratura è attualmente. Infine mi piace molto inventare, cercare soluzioni nuove per problemi vecchi, sperimentare idee non ancora applicate.

Mettendo insieme tutto ciò il risultato è stato automatico: provare a scrivere in un modo nuovo, cercare di costruire una letteratura che sia diversa da quella che ci ha preceduti, approfittando sia delle idee che possono nascere conoscendo gli ipertesti, sia utilizzando le possibilità tecniche che attualmente internet e gli ebook offrono.

La mia estrazione è tecnica, e mi viene naturale, nel momento in cui mi interesso a un argomento che non conosco, studiarlo per capire con cosa ho a che fare, analizzare i risultati raggiunti da chi ci ha già lavorato, poi posso iniziare a lavorarci io. Per soddisfare questo mio bisogno di conoscere l’ambito in cui volevo muovermi, ho fatto un po’ di ricerche: l’obiettivo era di indagare ciò che era stato scritto da chi aveva cercato di uscire dai confini della letteratura sequenziale, ho quindi iniziato a leggere e a studiare romanzi che avessero tali caratteristiche di innovatività, e a scrivere dei brevi articoli per fissarne le caratteristiche.

Il mio interesse è stato quindi focalizzato sulle opere letterarie che avessero una struttura con dei salti interni, che potesse essere assimilata a un ipertesto, sia che fossero opere scritte in forma di libro che opere native digitali. È stato molto istruttivo, ho visto che questa voglia di trovare nuove vie per le opere letterarie ha portato a scrivere libri molto diversi, qualcuno di questi modi ha avuto un seguito, altri invece sono stati applicati in un solo libro, ma sono tutte idee e visioni molto interessanti. Mi hanno colpito molto, ad esempio, Fuoco Pallido, di Nabokov, e La vita, istruzioni per l’uso, di Perec: due scrittori che sono riusciti a scrivere opere letterarie stupende in forma di libro ma con una struttura complessa e che, secondo me, se fossero un poco modificate per essere trasposte su supporto digitale e ipertestuale potrebbero trarne giovamento.

Queste sono le motivazioni delle mie ricerche nel campo degli ipertesti, ma ogni tanto mi piace scrivere anche racconti in formato classico, alla faccia del senso di vergogna che provo di fronte a Borges.

ELR: Esistono delle analogie tra la letteratura stampata e la letteratura digitale? Quali sono, invece, le caratteristiche della letteratura digitale che la contraddistinguono?

Cinato: Se la domanda è relativa al supporto, cartaceo oppure digitale (ebook, per intenderci), l’analogia è totale: nel momento in cui si legge un romanzo non c’è alcuna differenza tra il supporto cartaceo e quello digitale, a parte la preferenza personale di ognuno. Chi legge del giovane Jim e di Long John Silver si trova su una nave in mezzo all’oceano, sotto il sole o nella tempesta, cosa vuoi che importi il supporto su cui sono scritte le loro avventure? Semplicemente chi è abituato a leggere su un libro di carta (naturalmente la maggior parte dei lettori) pensa, a ragione oppure no, che perderebbe qualcosa se leggesse invece su un ebook, ma si tratta di abitudine, appunto, che diminuirà inevitabilmente col tempo.

Se invece il discorso riguarda la letteratura sequenziale e quella ipertestuale il discorso è più complesso. Non è più un discorso di supporto, innanzitutto: Fuoco Pallido, citato precedentemente, è un libro ipertestuale (è formato da un poema che narra una vicenda, commentato tramite un apparato di note, che a loro volta trattano di una storia che, spesso, poco ha a che fare con il poema di partenza), ma è stato pensato e pubblicato come libro cartaceo. Semplicemente si salta in avanti e indietro tra le pagine del libro. I promessi sposi, invece, è un libro sequenziale, e così rimane, anche se viene letto come ebook (per quanto una versione ipertestualizzata dei Promessi Sposi sarebbe stupenda, a mio parere, ma diventerebbe un’altra cosa).

Le analogie tra letteratura sequenziale e letteratura ipertestuale sono molto maggiori di quanto comunemente si creda, e in particolare di quanto credono gli scrittori di ipertesti. Tali analogie sono dovute al fatto che entrambe hanno (o dovrebbero avere) il medesimo obiettivo: scatenare il piacere e l’interesse del lettore. Sono spesso stupito di come, invece, chi scrive narrativa ipertestuale spesso si faccia prendere dal furore di scrivere qualcosa di altamente innovativo, all’avanguardia e postmoderno, come se il fatto di utilizzare un supporto tecnicamente avanzato da un lato lo obbligasse a spingersi in zone inesplorate della letteratura (ma non tutti sono James Joyce e possono permetterselo), dall’altro gli fornisse l’alibi per non dovere piacere ai lettori.

Poiché il lettore di libri cartacei e di ebook è lo stesso, e sempre più sarà lo stesso a mano a mano che la lettura su supporto digitale diventerà comune come quella su libro cartaceo, il modo di scrivere libri ipertestuali e libri sequenziali dovrà forzatamente trovare un denominatore comune, a quel punto sarà possibile per la letteratura ipertestuale sviluppare una sua propria strada indipendente.

Torniamo alla domanda iniziale: che cosa contraddistingue la letteratura ipertestuale? La possibilità di compiere salti all’interno del testo (sto parlando di letteratura pura, senza considerare la possibilità di inserire filmati, audio o altri elementi multimediali). Ciò fa sì che la lettura non sia più sequenziale, che le parti di testo siano tra di loro connesse tramite delle relazioni, e che il testo quindi si possa affrontare in diversi modi, permettendo molteplici letture differenti.

La possibilità di compiere salti nel testo ha due conseguenze principali.

La prima, positiva, è che è permessa all’autore una grande flessibilità nel montare il testo: mentre in un romanzo sequenziale il lettore coscienzioso dovrebbe leggere il testo pagina dopo pagina, al massimo saltando delle pagine che non lo interessano, nel romanzo ipertestuale la costruzione permette invece al lettore, nei punti di snodo decisi dall’autore, di realizzare delle scelte tra varie possibilità. L’autore potrà decidere di costruire, lavorando sulle scelte offerte al lettore, vari tipi di romanzi: un romanzo in cui il lettore guidi i personaggi a compiere determinate azioni decidendone, in qualche modo, la storia; un altro romanzo in cui il lettore possa spostarsi nel tempo per vedere come la storia si evolve o per scoprire le cause di un avvenimento; un romanzo in cui si possano analizzare i diversi punti di vista dei personaggi sul medesimo avvenimento, e così via. Nuovi strumenti di lavoro si offrono quindi all’autore.

La seconda conseguenza invece è negativa: lo spezzettamento del testo, i salti che legano parti diverse del racconto, per loro natura sbriciolano l’omogeneità dell’opera e distraggono forzatamente il lettore. Un ipertesto non può essere solo un insieme di pensieri slegati interconnessi da link, come non può essere una raccolta di frammenti a cui il lettore debba dare un senso, ma piuttosto deve essere un insieme di elementi testuali che si incastrano alla perfezione, oppure una serie di elementi testuali che fanno in modo che cambi sostanzialmente la percezione della storia da parte del lettore in dipendenza della sequenza con cui vengono letti.

Si capisce da questo secondo punto che il compito dello scrittore di ipertesti si accresce di un’ulteriore difficoltà rispetto allo scrittore di testi sequenziali: deve gestire la libertà di “salto all’interno del testo” in modo che l’uso dell’ipertesto non sia solo una posa, o qualcosa di nuovo fine a se stesso, ma che sia imprescindibile dall’esperienza che vuole generare nel lettore. L’impegno del lettore per gestire i link (perché di un impegno si tratta) deve essere compensato da una narrazione che sia fluida e che, specialmente, gli dia delle sensazioni che non sarebbero state possibili se non fosse stata basata su un ipertesto.

ELR: Il romanzo ipertestuale L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie  può essere considerato un esperimento letterario?

Cinato: Secondo me sì, e comunque per me lo è stato. Negli studi che ho fatto relativamente alla narrativa ipertestuale ho individuato sette tipi diversi di link ipertestuali, e ho cercato di immaginare come avrebbe potuto essere strutturata una storia per sfruttare al meglio le possibilità di ognuno di questi link. Poi ho pensato che, se volevo impadronirmi della tecnica nel trattare i diversi tipi di link, avrei dovuto conoscerli meglio scrivendo un racconto per ogni tipo, usando solo quel tipo di link, in modo da esplorarne le possibilità. L’uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie è il primo racconto scritto con questo obiettivo. È stato quindi un esperimento per valutare cosa si poteva fare utilizzando un particolare tipo di link, ma l’obiettivo era comunque di scrivere un racconto che potesse piacere a qualche lettore, indipendentemente dal fatto che la struttura fosse ipertestuale.

Entrando un po’ più nel particolare, il tipo di link che ho scelto è stato quello che ho chiamato “ad accessori”. È un link che permette di aggiungere informazioni alla pagina principale quindi, in generale e in particolare nel mio racconto, ci sono una serie di elementi testuali che narrano una storia principale, tra di loro connessi sequenzialmente in modo tale che possano essere letti come un racconto normale, da questi elementi testuali c’è la possibilità di raggiungere tramite link degli ulteriori elementi di testo che aggiungono, appunto, delle informazioni accessorie alla storia, che quindi possono essere letti oppure evitati a scelta del lettore.

Raccontata in questo modo si intuisce che i link accessori potrebbero contenere descrizioni, o elementi ininfluenti per la storia principale, cosa che invece io volevo evitare. Mi sono messo dalla parte del lettore: se una descrizione o un elemento fosse fondamentale, l’autore dovrebbe inserirlo nella storia principale, se invece non lo fosse perché dovrei leggerlo? Con questo presupposto un lettore farebbe bene a non seguire i link accessori e dovrebbe leggere solo la storia contenuta negli elementi testuali della sequenza principale. Poiché, come dicevo prima, ritengo che l’uso dell’ipertesto debba aggiungere qualcosa di nuovo e di omogeneo alla storia, allora ho scritto il racconto principale e i link accessori affinché la percezione della storia e dei personaggi che il lettore si forma cambi a seconda se il lettore decida di seguire o di non seguire i link accessori. L’obiettivo era di permettergli di leggere storie sostanzialmente diverse in dipendenza delle scelte fatte rispetto a seguire i link.

Per la caratteristica dei link, che per loro natura suddividono in spezzoni la normale lettura sequenziale, ritengo che comunque anche un lettore che decidesse di seguire tutti i link nell’istante in cui li incontra possa avere comunque la possibilità di seguire una storia principale che lo porta a formulare certi pensieri sulle vicende e sui personaggi, e di avere accesso poi a ulteriori informazioni che lo portano a cambiare le prime sensazioni che si è formato.

Per me la scrittura del racconto è stata una palestra molto interessante per capire cosa significhi scrivere utilizzando questo tipo di link, sto lavorando ad altri racconti per esplorare gli altri tipi di link e conoscere un po’ di più le possibilità offerte dalla letteratura ipertestuale. Alla fine penso che sarà possibile scrivere un racconto ipertestuale in cui i diversi tipi di link possano mescolarsi per formare un’opera più complessa.

ELR: In che modo i rinvii elettronici e la struttura ipertestuale di internet, su cui si basano le opere letterarie digitali, modificano il testo letterario, la trama narrativa e la lettura?

Cinato: È difficile dirlo, perché l’utilizzo dell’ipertesto può essere molto blando o molto invasivo. Può essere usato per scrivere un romanzo che narra una storia che, a un certo punto, permetta al lettore di fare scegliere a un personaggio tra due possibilità (supponiamo aprire o non aprire una porta), e che da quel punto in poi prosegua fino al termine con due storie parallele, determinate dalla scelta fatta dal lettore. Oppure un romanzo dove gli elementi testuali siano lunghi non più di dieci righe, dove i link siano molteplici per ogni elemento testuale, dove sia possibile tornare ripetutamente nello stesso elemento testuale e dove i link portino verso destinazioni diverse a seconda se sia stato attraversato in precedenza un dato elemento testuale oppure no (Non sto esagerando: un romanzo ipertestuale strutturato così esiste. Personalmente l’ho abbandonato senza terminarne la lettura).

La mia idea è che se la struttura ipertestuale si nota troppo, se è troppo presente e quindi distrae dal piacere della lettura, ci sia qualcosa che non va. Prendiamo ad esempio Wikipedia, il caso più famoso di ipertesto non letterario: l’uso dell’ipertesto è perfettamente inserito nei contenuti, non infastidisce, il lettore segue solo i link che lo interessano, d’altra parte permette di muoversi tra le diverse pagine in modo molto più efficace rispetto alle enciclopedie cartacee, grosse e scomode. Funziona perfettamente.

Per gli ipertesti letterari non è facile raggiungere questa perfetta integrazione tra contenuto e struttura: la lettura di un testo romanzesco è molto diversa dalla lettura informativa, richiede un livello di concentrazione maggiore ed è più fragile, spesso quindi non regge l’appesantimento apportato dai link, se questi sono utilizzati eccessivamente.

Sicuramente il testo letterario e la trama narrativa devono variare con l’uso della scrittura ipertestuale: non tutti i testi sequenziali potrebbero essere trasposti su un ipertesto, si potrebbe dire che bisogna pensare a una storia che sia già ipertestuale alla nascita per poterla scrivere in tale modo o, meglio: nel caso in cui lo scrittore abbia in mente una storia che necessiti di un ipertesto, e solo in quel caso, dovrebbe procedere a scriverla come ipertesto.

Per ciò che riguarda la lettura, penso che debba cambiare il meno possibile nel passaggio da narrativa sequenziale a narrativa ipertestuale, ma ci saranno comunque dei cambiamenti inevitabili: l’uso degli ereader al posto dei libri cartacei, ad esempio, oppure la difficoltà di rileggere pagine incontrate tempo prima: con certi ipertesti sarà molto difficile risalire alla sequenza di pagine attraversate in precedenza dal lettore.

ELR: A differenza delle opere letterarie create in un contesto digitale come il web, gli ebook sono dei testi in pdf molto simili ai testi stampati su carta. Tra le opere che si trovano nella sezione Letterarie troviamo il romanzo Chi ha ucciso David Crane? di Fabrizio Venerandi; un ebook ipertestuale. Di cosa si tratta? In futuro ci saranno degli ebook ipertestuali?

Cinato: Sicuro, ci sono già adesso. Il mio racconto, ad esempio, l’ho pubblicato (gratuitamente) sul mio sito sia in epub che in mobi, i due formati attualmente utilizzati su ereader. Ho potuto farlo grazie al fatto che tali formati supportano, seppure in misura ancora non soddisfacente, iperlink interni al testo. Il libro che citi tu ha forma analoga: la casa editrice Quintadicopertina che ha pubblicato il libro di Fabrizio Venerandi è specializzata in libri elettronici (credo che non abbiano pubblicato nulla al di fuori degli ebook) e quindi, quel che più fa loro onore, pubblicano ebook che sono nativamente digitali, quindi non si tratta di trasposizioni in digitale di testi cartacei ma testi pensati espressamente per sfruttare le potenzialità degli ereader e ebook.

Fino a un po’ di tempo fa i romanzi ipertestuali erano leggibili solo su pc, poiché non esistevano altre tecnologie in grado di gestirli: necessitavano di programmi per la loro visualizzazione e dovevano essere letti quindi sullo schermo del computer, cosa che non ne ha sicuramente facilitato la diffusione. Ora, grazie agli ereader e agli ipad, sicuramente l’esperienza di lettura su supporto digitale si avvicina a quella della lettura su carta, e questo non potrà che avvicinare i lettori a provare anche i romanzi ipertestuali e gli scrittori a sperimentare questo nuovo modo di scrivere.

Intervista ai TheCoevas

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ELR: Nel 2011 è stato pubblicato il romanzo interattivo. Come è nata l’idea di scrivere un’opera di letteratura elettronica?

TheCoevas: TheCoevasIo interattivo nasce con l’intento di esperire una modalità altra di concezione dell’opera, partendo dal romanzo cartaceo ( Io, in attesa di pubblicazione) è concepito e strutturato un esperimento altro d’avanguardia cui ad agosto si è aggiunto il medio metraggio-documentario sensoriale (Extremo Io, visibile gratuitamente su Vimeo). In sostanza sono ramificazioni, espressioni della stessa opera, dalle vite autonome. Maurizio Verdiani è stato poi l’ideatore della nostra macchina artistica concepita e realizzata per viaggiare condizioni ideali sul web o su altri supporti, che la tecnologia d’ultima generazione ci offre, ponendo chiunque in grado di guidarla e lasciarsi guidare verso nuovi percorsi in costante aggiornamento. Il risultato è l’umanizzazione e identificazione dell’opera in colui che si pone alla sua guida con un semplice clic e viceversa.

ELR: Il collettivo Coevas è un gruppo eterogeneo composto da Fiorella Corbi, Maria Pia Carlucci, Maurizio Verdiani e Stefano Capecchi. In che modo questa diversità ha determinato la realizzazione del progetto? Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi?

TheCoevas: Teniamo a precisare che non siamo un collettivo, ma semplicemente una band letteraria, con tutti i necessari annessi e connessi. La diversità di quattro teste pensanti ha lasciato il passo alla follia, all’estro comune, all’idem sentire delle nostre anime artistiche. Svantaggi non ne cogliamo, siamo per accogliere, modificare quando necessario e trasformare ciò che non va in possibile, fattibile.

ELR: La definizione “strumentisti di parole” suggerisce l’idea di una simbiosi tra musica e letteratura. Esistono analogie tra queste due arti?

TheCoevas: Certamente sì: scegliamo le parole in base alla cultura musicale che ci ha formato e ispirato. Le parole per noi vengono selezionate, ricercate affinché si accordino nell’insieme proprio come farebbe un direttore d’orchestra con i vari strumenti, o come ciò che avviene in una band: ognuno suona il proprio strumento seguendo la partitura, poi si accorda e si assembla il tutto. Le parole devono rimanere in mente proprio come una melodia.

ELR: Con l’interazione chiamate in causa il lettore. In che modo avete organizzato le varie parti dell’opera e i percorsi della navigazione? Chi è il lettore ideale?

TheCoevas: Non esiste un lettore ideale. Tutti possono interagire e leggere, a sé piacendo. Ci sono tre percorsi da scegliere: ma la scelta è individuale, questo per permettere di assecondare l’umore, la vivacità cromatica e l’interesse che scaturisce dal momento e dalla curiosità. Il lettore può scegliere personalmente tra una vasta gamma di suoni, immagini rumori d’ambiente e musiche adattabili secondo le esigenze emotive dell’estemporaneità; si viene catapultati in vari mondi, è come saltare da una galassia all’altra, dimenticando persino di stare sull’opera. Per lettori audaci ci sono giochi di ruolo.

ELR: Nel “Manifesto dei Coevas” affermate che l’artista debba essere capace di lavorare sull’opera e sulla cornice. Potreste spiegare meglio questo punto?

TheCoevas: Per cornice intendiamo la scelta e realizzazione di tutto ciò che concerne l’opera-libro: immagine di copertina, grafica, caratteri, colori, organizzazione di eventi, luoghi dove propagandare, filmati, musica etc… la cornice per noi non è accessorio e non distinguiamo tra opera e cornice anzi l’opera è l’insieme

ELR: Perché esitono diverse edizioni del romanzo? Perché avete scelto le piattaforme di MySpace e WordPress per la pubblicazione del romanzo?

TheCoevas: È un esperimento di diversificazione dell’opera, è concepita per ricavare da un’opera principale altre opere, come una mitosi. Il romanzo interattivo è sulla piattaforma iWork Apple e SkyDrive di Microsoft perché adeguate allo sviluppo software utilizzato.

ELR: La creazione del romanzo è un esperimento letterario?

TheCoevas: È esperimento in quanto c’è la ricerca di nuove forme e nuovi linguaggi.

ELR: La letteratura elettronica può essere considerata un genere letterario? Si tratta di un movimento letterario di avanguardia o si consoliderà nella tradizione della letteratura? Come si prospetta il futuro della letteratura elettronica?

TheCoevas: Né genere, né movimento letterario ma uso diverso della lettura cartacea. Questo è il futuro prossimo della letteratura, i libri non esiteranno più o saranno così rari che scrivere su carta verrà considerato atto artistico a sé stante.

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Sonia Lombardo

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